18 anni oggi

Il tempo vola, si sa. Figuratevi col vento. Se non ci fosse un po’ di ruggine, sembrerebbe ieri. Oggi è il primo aprile e nell’ormai lontano 1999, grazie alla grafica di Stefano Mainardis, e la complicità della Libreria Transalpina, nacque la “Bora in scatola”.

Il giorno dopo, in un viaggio Trieste-Cividale, nacque l’idea del Museo della Bora e del Vento.

E dopo tanti anni, che si fa?

Si può fare un punto. Si potevano fare tante cose in più, e tante se ne sono fatte.

Tanti errori? Sì, un po’ di ingenuità, ma anche un percorso libero come il vento. E tutto sommato coerente.

Si poteva trovare una sede più grande, ma non si sono fatti mica tanti tentativi.

Abbiamo sperato nell’Istituto Talassografico, ma l’impresa sarebbe stata troppo grande e non avevamo nemmeno la massa critica sufficiente per portare lì il Museo della Bora.

18 anni di tempo perso? Non proprio. La piccola dimensione ha portato tante cose belle, prima di tutto gli incontri con tanti nuovi amici vicini e lontani e poi ha creato una relazione davvero speciale con i visitatori che da sola vale tutto l’impegno profuso.

Oggi, per esempio, al Magazzino dei Venti abbiamo avuto 54 visitatori da Klagenfurt e altri 25, giovani poeti, da tanti Paesi diversi, dall’Ecuador alla Lituania. E’ un po’ un record di visite in un giorno solo…

Il sogno continua e questa dimensione piccola e strampalata provoca momenti di grande energia e voglia di continuare. Continuiamo.

Quest’anno stiamo per portarvi cose nuove, a partire da BoraMata, dal 2 al 4 giugno.

E poi vi aspettiamo per la Giornata Nazionale dei Piccoli Musei, domenica 18 giugno, con 10 ore di visite a tema.

Ma prima ancora, domani, festeggeremo, facendo le girandole in un posto bellissimo, a Nicosia di Calci (Pisa) dove sta prendendo forma un gran bel progetto di rivitalizzazione dell’antico convento.

Con, vento. Già.

Faremo le nostre solite girandoline, e un’altra volta ancora porteremo in giro il museo più volatile che c’è.

Buon vento e continuate a seguirci. Siamo maggiorenni. Possiamo firmare le giustificazioni, ma cercheremo di non averne bisogno.

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Un bell’articolo del quotidiano Il Piccolo di qualche tempo fa